Articolo
30/12/2025

Miriadi. Visibile plurale / MANIFESTO

Con questo primo articolo nasce MIRIADI, un progetto curatoriale di pratiche artistiche e pedagogiche, a partire dal design grafico, dall’oggetto libro e dalle sue potenzialità visive. Nasce dall’esperienza editoriale e dagli studi in storia dell’arte di chi scrive, Deborah Mosconi, designer e progettista culturale di base a Bologna e Bagno di Romagna, tra città e Appennino.

Nuovi contributi, osservazioni ed esplorazioni verranno aggiunti con cadenza mensile alla sezione articoli di questo spazio virtuale, che ha l’ambizione di essere molte cose: un luogo di ricerca, scrittura e lettura; un punto di osservazione attraverso il design, l’arte e il libro illustrato; un contenitore di esperienze; un luogo per far nascere nuovi progetti e nuovi sguardi.

L’ISPIRAZIONE
[è lo sguardo che fa il mondo]

Dal vocabolario Treccani, mirare – v. tr. e intr. [lat. mīrari «meravigliarsi, ammirare» e nel lat. tardo «guardare»]: 1. Guardare con attenzione, con intensità, e per lo più con un particolare sentimento; 2. letter. ant. Restare ammirato, o meravigliarsi, stupire; 3a. Nel puntamento di un’arma, fissare l’occhio al bersaglio; 3b. fig. Tendere l’animo verso una meta da raggiungere, dirigere la propria azione a uno scopo.

Anche se la parola “miriadi” ha un significato letterale ben diverso (nell’antico sistema numerale greco, cifra corrispondente a 10.000 unità; nel linguaggio comune, in senso generico, numero grandissimo, quantità sterminata), è nella radice assonante “mira”  che occorre trovare il riferimento a tutti i significati sopra citati. “Mira” come sostantivo ma anche esortazione, perché vuole rappresentare, allo stesso tempo, uno status quo e l’invito a osservarlo criticamente per stravolgerlo. In questo desiderio, lo sguardo sta al centro, quale potere inespresso da riattivare. 

MIRIADI è un completamento di questo concetto, un’evoluzione, uno spostamento dal singolare femminile al plurale. L’esperienza sensibile e individuale che vuole farsi condivisa, collettiva. È lo sguardo che si affaccia alla vertigine. L’unità che uscendo da sé stessa, diventa l’altro che incontra. L’esponenziale che non si può contenere. La prefigurazione di ciò che ancora non vediamo distintamente, ma percepiamo come pulviscolo senza contorni. Esiste ma è indefinibile, indecidibile.

MIRIADI è una lente per affinare lo sguardo sul visibile e andare oltre. Guardare con attenzione e non accontentarsi del mediocre a cui la contemporaneità ci espone quotidianamente con il suo abuso di immagini è, a tutti gli effetti, azione politica.

In questa prospettiva, MIRIADI può definirsi una “pratica significante” in cui azione e significato sono inscindibili (secondo la definizione della politologa Chantal Mouffe) e in cui uno specifico intento politico viene principalmente affidato alla pedagogia del visivo. 
MIRIADI ha l’ambizione di restituire uno sguardo pedagogico trasversale e interdisciplinare sulle cose, con un pensiero speciale per le nuove generazioni, nell’idea che transgenerazionalità, apertura e condivisione alternativa del sapere, probabilmente sono le uniche armi possibili in un mondo di individualismi, conflitti, impoverimento culturale e inasprimento della lotta di classe.

IL DISINCANTO
[ci sono giorni in cui le zucche non sono altro che zucche

Nel dichiarare gli intendi di MIRIADI, abbiamo parlato di sguardo, visibile e plurale. Ora occorre inquadrare la forma di visibilità a cui mi riferisco. Viene in aiuto un concetto espresso dalla curatrice e ricercatrice Silvia Bottiroli (2019) che, a partire da una lettura del capitolo “Visibilità” delle Lezioni americane di Italo Calvino (1988), chiama in causa  il concetto di indecidibilità per spiegare come da una particolare tipologia di performance – che lavora sulla sovrapposizione di situazioni a metà strada tra realtà e fiction, nonché sulla molteplicità degli strumenti mediali coinvolti – venga la possibilità per lo spettatore di trovarsi di fronte a un’infinita possibilità di immagini, capaci di attivarsi e permanere nella mente grazie al carattere esperienziale della pratica. 

Può sembrare un passaggio complesso ma è, in realtà, molto semplice: a volte una zucca può incantarci, altre volte no. Perché certe figure agiscono su di noi suscitando passione, altre ci lasciano completamente indifferenti? Ha a che fare con le caratteristiche intrinseche della zucca o, piuttosto, con l’occhio che le legge, il momento, il contesto? Non è possibile rispondere a queste domande ma è possibile approcciarsi alla questione con curiosità e consapevolezza critica.

Studiando alcune pratiche artistiche contemporanee ho osservato come per alcune forme ibride lo scopo principale sia proprio la prefigurazione, ossia la capacità di generare immagini e la ricerca di metodi per l’attivazione dell’immaginazione in chi guarda, in uno spazio libero da definizioni che proprio per la sua porosità permette al pubblico dell’arte di essere più eterogeneo e meno elitario. 

Secondo la studiosa Bottiroli, si può parlare di una “forma specifica di visibilità”, temporanea e situata, “per la quale occhi diversi possono guardare allo stesso oggetto vedendo realtà diverse” (2019), stratificate.

In quest’ottica, per MIRIADI la vera forza del visibile risiede in tutto ciò che precede e succede la forma, destinato a restare invisibile. In altre parole, nell’indecidibilità (cioè nell’impossibilità di definire completamente un oggetto o una situazione) si annida la caratteristica fondamentale dell’immagine: la possibilità di dare a chi la legge, in un preciso istante e in un preciso spazio, il potere di decodificarla, tradurla, utilizzarla nella maniera che ritiene più opportuna, trattenerla oppure lasciarla andare. 

Credo che sarà anche su questa forma di potere che si misureranno le sfide più grandi del nostro avvenire. Sarà il caso che qualcuno se ne interessi. 

Abbracciamo l’indecidibile che si parte.

LA CERTEZZA
[l’oscurità è così profonda, perché tentare di congelare tutto?]

In questo percorso indecidibile che vuole farsi luogo politico di ricerca e critica, è necessario aggrapparsi almeno a uno strumento, ce l’abbiamo: il libro illustrato. Oggetto di design ma anche opera d’arte, amuleto fisico capace di attraversare i decenni con la sua potenza di tangibilità ed esposizione all’usura. Cartina tornasole di epoche e stili, opera materiale fondamentale nella costruzione dell’immaginario individuale e sociale, così come per primo ha insegnato Antonio Faeti.

Il “libro con le figure” ha avuto un ruolo preciso nella cultura del Novecento, l’industria a esso legata ha acquisito negli ultimi decenni capacità produttive e tecnologiche che lo rendono un artefatto di sempre maggiore qualità. 

Attraverso questo dispositivo artistico facilmente reperibile, attraverso le biblioteche che lo rendono disponibile anche per fasce sociali più deboli, si costituisce la speranza e la possibilità di un discorso artistico e interdisciplinare sul visivo, innescando passioni anche là dove è più difficile farlo.

Il libro illustrato sarà in MIRIADI, uno strumento alternativo per lo scambio di conoscenza, a uso di tutte e tutti.

Tramite questo strumento, il potere della narrazione per immagini – transgenerazionale, transculturale, senza tempo quando riesce a superare per qualità tecnica quello in cui è calata – sarà fulcro del progetto pedagogico insito in MIRIADI.

LA FIDUCIA
[come si esce dal guscio? Fragili]

Per concludere con una nota personale, questo è un luogo di parole e immagini dedicato a mia madre, che contiene “mira” nella radice del suo nome, che mi ha insegnato a esercitare lo stato di meraviglia anche in circostanze difficili, a mirare e ammirare appunto, guardare con sentimento, andare oltre ciò che è visibile. Sempre. Altrimenti nessun sentiero impervio ha un senso e può averlo mai. I suoi occhi scuri preservavano un fuoco. Scriverò di ciò che genera un riflesso nei miei occhi per farlo arrivare anche a lei. 

Solo una moltitudine di piccoli lumi può diradare un buio. 
Se questo luogo riuscirà nell’impresa di illuminare anche un solo paio di occhi in più, già saremo MIRIADI.
Buona lettura ⭐ 

Nelle immagini: 
Delerm P. e M. (2001), Fragiles, Éditions du Seuil, Parigi.
Mirella Bentivoglio (1985), Senza titolo (libro con uovo rosso), Martini Studio d’arte.

Riferimenti bibliografici:
Andina T. (2020), Transgenerazionalità. Una filosofia per le generazioni future, Carocci, Roma.
Bottiroli S. (2019), An undecidable object heading elsewhere, in Vujanović A. e Piazza L. A. (a cura di), A Live Gathering: Performance and Politics in Contemporary Europe, b_books, Berlino.
Calvino I. (1988), Lezioni americane: Sei proposte per il prossimo millennio, Mondadori, Milano.
Faeti A. (2011), Guardare le figure, Einaudi, Torino.
Groys B. (2018), Sull’attivismo artistico, in In the flow. L’arte nell’epoca della sua riproducibilità digitale, Postmedia, Milano.
Mouffe C. (2020), Politica e passioni. Il ruolo degli affetti nella prospettiva agonistica, Castelvecchi, Roma. 

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