Progetto

L’ultimo lupo di Strabatenza

Tipologia
Book design, curatela
Anno
2024

Il lavoro di redesign per la seconda edizione de L’Ultimo lupo di Strabatenza di Gian Maria Cadorin, è stato molto più di un progetto di book design. La scelta di Lamberto Bignami e Andrea Pondini del Rifugio Trappisa di Sotto (Bagno di Romagna, FC) di intraprendere questa prima esperienza editoriale, ha significato molto per il territorio e la comunità che lo vive e ne conosce la storia.

L’idea di partenza è legata a un passaggio di consegna da parte dell’autore stesso che per anni è stato custode di Trappisa di Sotto e ha scritto il racconto a partire dalle testimonianze degli anziani, raccolte nelle sere di veglia. Questa storia, semplice e potente, rappresenta per me la capacità delle narazioni di tenere saldi i rapporti tra generazioni, il loro ruolo nel legame con il territorio che viviamo (l’Appennino tosco-romagnolo in questo caso) e l’innato senso di cura che questo legame richiede.

Si tratta di un progetto che come curatrice del festival Fuori conTesto – Letture sul confine d’Appennino ho accompagnato fin dal principio della sua ideazione, quando nel 2020 con i ragazzi del Rifugio Trappisa di Sotto siamo andati in cammino tra le case di Strabatenza, per leggerlo insieme, trovando rifugio negli stessi luoghi della storia.

Con il festival abbiamo supportato la campagna di crowdfunding che ha permesso al Rifugio di sostenere i costi di stampa. Con le ragazze e i ragazzi del Liceo Scientifico Righi di Bagno di Romagna e la collaborazione della Biblioteca comunale Bagno di Romagna, abbiamo stampato in serigrafia delle borse in tela e presentato il progetto nella sala di Palazzo del Capitano.

Molte sono le persone che hanno dato il loro contributo in questo percorso e sono onorata di aver potuto fare la mia parte nel recupero di questa storia. Per il design del libro, illustrato da Alberto Santi, è stato determinante la scelta del color ruggine – unico presente insieme al nero – a ricordare le tecniche di stampa tipiche della Romagna, con pigmenti derivati dalla lavorazione del ferro e altri metalli.

Oltre al racconto di Cadorin il libro contiene contributi di Andrea Gennai (Direttore del Parco delle Foreste Casentinesi), Mia Canestrini (zoologa, divulgatrice e scrittrice), Giampiero Semeraro e Claudio Bignami che ha curato la ricerca storica e documentale su “Lupi e Lupai” dell’Appennino tosco-romagnolo.

A mio avviso, il recupero di questa storia è un’azione di valorizzazione importante, atta a creare un ponte tra generazioni e a preservare la storia di questi luoghi, oggi attraversati per lo più da turisti e passanti occasionali.

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